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Mano con scabbia

La scabbia è una malattia parassitaria conosciuta da secoli, causata dall’acaro Sarcoptes scabiei, che può colpire chiunque e non è legata a scarsa igiene. Si trasmette prevalentemente attraverso un contatto cutaneo stretto e prolungato ed è particolarmente frequente tra i bambini, gli adolescenti, gli anziani e le persone che vivono in comunità. Secondo i dati diffusi dalla Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse, tra il 2020 e il 2023 l’incidenza della scabbia in Italia sarebbe aumentata del 750%. I primi segnali di una crescita persistente dei casi erano stati osservati già a partire dal 2017. La scabbia tende storicamente a presentare picchi epidemici ciclici. Negli ultimi anni, tuttavia, l’aumento dei casi è apparso più prolungato. Tra le possibili cause vengono considerate la permanenza in ambienti chiusi e sovraffollati durante la pandemia, l’aumento degli spostamenti e dei viaggi, la vita in comunità e strutture assistenziali e la minore efficacia di alcuni trattamenti tradizionalmente utilizzati.

L’intuizione che ha dato vita a questa fondamentale ricerca è nata proprio nei presidi trentini nel 2019, quando il gruppo del Centro per la Salute sessuale - ambulatorio IST di Trento ha iniziato a notare una risposta sempre meno soddisfacente alla permetrina, fino ad allora considerata il trattamento di riferimento per la scabbia. Da questa attenta osservazione quotidiana è nata la rete nazionale SCAB-net, che ha permesso di trasformare un segnale emerso negli ambulatori di Trento in una ricerca prospettica condotta in 28 centri dermatologici italiani. Lo studio ha documentato una marcata riduzione dell’efficacia clinica della permetrina e ha sottolineato l’importanza cruciale di bonificare indumenti e ambienti per guarire ed evitare continue reinfestazioni. I risultati ottenuti da questa indagine coordinata da Trento avranno un impatto reale, potendo contribuire in modo decisivo all’aggiornamento delle future raccomandazioni terapeutiche europee.

A guidare l’indagine è stato Riccardo Balestri, principal investigator e senior author dello studio, affiancato da un team di professionisti Asuit (Tommaso Ioris, primo autore; Giulia Rech e Salvatore Domenico Infusino, coautori; Carlo René Girardelli, membro dello SCAB-net Study Group). «Questo studio – ha evidenziato Balestri – nasce da un problema che vedevamo ogni giorno nei nostri ambulatori: pazienti che eseguivano ripetutamente le terapie tradizionali senza riuscire a guarire». «Abbiamo quindi deciso – ha aggiunto Tommaso Ioris primo autore dell’articolo – di non limitarci alla singola esperienza clinica, ma di costruire una rete nazionale per raccogliere dati prospettici e verificare l’efficacia dei trattamenti nel mondo reale. Essere arrivati su The Lancet Infectious Diseases significa che una domanda nata nella Dermatologia di Trento è diventata una questione scientifica di interesse internazionale». «L’attività di una Unità operativa ospedaliera – ha concluso Balestri – non si esaurisce nelle visite e nelle terapie. Fare ricerca significa partire dai problemi dei pazienti, misurare ciò che accade nella pratica quotidiana e trasformare i risultati in cure migliori. Questa pubblicazione è il risultato del lavoro di molti professionisti e dimostra il livello raggiunto dalla Dermatologia di Trento». 

Il professor Vito Racanelli, responsabile scientifico di Asuit, ha commentato con grande orgoglio questo traguardo: «Lo studio multicentrico SCAB-net offre nuove evidenze destinate a orientare le future raccomandazioni sul trattamento della scabbia, confermando il ruolo della ricerca clinica nel migliorare la qualità delle cure. Il risultato contribuisce inoltre ad accrescere la visibilità nazionale e internazionale di Asuit e la sua capacità di attrarre medici e ricercatori. Mostra una dermatologia pubblica in grado di coniugare attività assistenziale, innovazione, produzione scientifica e collaborazione multicentrica ai più alti livelli».

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Ultimo aggiornamento: 11/08/2026 - 14:57