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Come fa il medico della rianimazione a riconoscere che una persona è morta?

Esegue una serie di indagini cliniche e strumentali che portano a rilevare contemporaneamente oltre alla perdita di coscienza:

  • assenza di riflessi e reazioni a stimoli nel territorio dei nervi cranici;
  • assenza di respiro spontaneo;
  • assenza di attività elettrica del cervello (“elettroencefalogramma piatto”);
  • assenza di flusso di sangue nell’encefalo (se necessario, nei casi previsti dalla legge).

Tutto ciò verificato, il medico rianimatore ha l’obbligo di segnalare alla Direzione Medica del proprio ospedale di avere completato le procedure per la diagnosi di morte della persona.

La Direzione medica ha l’obbligo di convocare in Rianimazione il Collegio per l’accertamento di morte, attivabile in ogni ospedale. Il collegio è composto da 3 medici (un medico legale o medico di direzione medica, un anestesista-rianimatore, un neurologo o neurochirurgo comunque esperti in elettroencefalografia).

Il collegio verifica nuovamente che per il soggetto cui è stata posta la diagnosi di morte coesistano perdita di coscienza, assenza di riflessi e reazioni a stimoli nel territorio dei nervi cranici, assenza di respiro spontaneo, assenza di attività elettrica del cervello, assenza di flusso di sangue nell’encefalo.

Durante il periodo di accertamento della morte questi esami e valutazioni vanno ripetuti 2 volte, a distanza di almeno 6 ore l’una dall’altra (DMS 11 aprile 2008 Agg. del decreto n. 582, DMS n° 582 del 22 agosto 1994, Legge n° 578 del 29 dicembre 1993).

Al termine del periodo di accertamento il cadavere viene trasferito in camera mortuaria, dopo avere interrotto la ventilazione meccanica. Nel caso di donazione di organi si mantiene la ventilazione artificiale fino al trasporto in sala operatoria e all’inizio del prelievo.

NB: sono sempre esclusi dal collegio i medici che partecipano al prelievo e ai trapianti di organi

Perché, in rianimazione, sembra che un soggetto morto respiri?

Il ventilatore meccanico sostituisce l’attività respiratoria del soggetto insufflando aria e ossigeno nei polmoni (per mezzo di un tubo che i medici hanno inserito, attraverso la bocca o il naso, in trachea): ciò provoca un ritmico movimento della gabbia toracica che sembra “si muova”. Il respiratore, dopo aver insufflato nel polmone, effettua una piccola pausa, sufficiente per la fuoriuscita passiva dell’aria. Questo ritmico riempire e svuotare può solo assomigliare a un respiro, in realtà è come gonfiare e sgonfiare un palloncino. L’attività del respiratore è efficace a mantenere, anche nel cadavere, l’omeostasi corporea.

È possibile che una persona venga erroneamente dichiarata morta?

No. La perdita totale e irreversibile della coscienza unitamente all’incapacità di respirare costituiscono le condizioni che porteranno alla diagnosi di morte da parte del medico della rianimazione; alla diagnosi seguirà l’intervento del Collegio medico che è chiamato ad accertare la contemporanea presenza delle condizioni previste dal DMS 11 aprile 2008 Agg. del decreto n. 582 (perdita di coscienza, assenza di riflessi, respiro, attività elettrica): solo a queste condizioni può iniziare l’osservazione e l’accertamento di morte.

Diagnosi e accertamento sono due sequenze obbligatorie per impedire che, in un cadavere, possano continuare trattamenti non solo inutili e ingiusti, ma vietati dalla legge.

Diagnosi e accertamento sono previsti dalla legge e il loro fine NON è il prelievo di organi.

NB: il trattamento terapeutico dei pazienti ricoverati in Rianimazione, indipendentemente dalla posizione individuale o familiare riguardo alla donazione di organi, che peraltro non deve e non viene assolutamente indagata durante le cure, continua fino a quando non sia stata accertata la morte e cioè fino a quando non si sia concluso il periodo di accertamento della morte previsto dalla legge (6 ore).

Che cosa distingue il coma dalla morte?

La morte è una diagnosi certa. In caso di morte tutte le cellule dell’encefalo (cervello e tronco) sono morte e la condizione è irreversibile.

Nel coma la situazione ha una gravità variabile. Nel coma le cellule nervose sono sofferenti, ma ancora vitali nel loro insieme, mandano chiari segnali rilevati dall’encefalogramma: la persona è viva e continua a essere curata in modo intensivo.

Lo stato di coma può evolvere o verso una guarigione totale o parziale o verso un danno totale e irreversibile e concludersi quindi con la morte del soggetto.