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È possibile per i famigliari del donatore conoscere l’identità delle persone trapiantate?

No, è proibito dalla legge. Non si può svelare il nome del ricevente, questo per tutelare il più possibile la riservatezza del ricevente e della sua famiglia, per evitare possibili richieste di “indennizzo” o di riconoscenza coatta. L’anonimato protegge però anche la famiglia del donatore, limitando la sindrome detta “del segugio” che spinge i famigliari del donatore a inseguire gli organi del parente defunto e stabilire un rapporto affettivo coercitivo e morboso con il ricevente.

In caso di donazione è previsto che alle famiglie siano date informazioni sull'esito dei trapianti?

Alle famiglie, dopo 2 o 3 mesi dalla donazione il coordinamento trapianti comunicherà l’esito dell’intervento come indicato dai centri dove sono curate le persone a cui sono stati trapiantati gli organi. A meno di accordi personali diversi presi durante le fasi della donazione, la comunicazione arriverà a tutte le famiglie dei donatori.

Il Coordinamento è disponibile per eventuali esigenze dei familiari.

Come vivono i trapiantati?

Riprendono a lavorare, a viaggiare e a fare sport.

La qualità della vita dei trapiantati è nella grande maggioranza dei casi molto buona: ad esempio può permettere a molte donne di portare a termine delle gravidanze e diventare madri.

La sopravvivenza del paziente e dell’organo trapiantato sono, in Italia, paragonabili ai risultati ottenuti nei migliori Centri Trapianto di tutto il mondo. A 5 anni più del 90% dei reni trapiantati funziona ancora perfettamente; per il fegato oltre l’85% e per il cuore oltre il 75%.

Tale successo va attribuito anche all’utilizzo di moderni farmaci che permettono di ridurre e controllare i casi di rigetto.